Vector borne disease

Vivi in un deserto e non te ne rendi conto.
La città è un’isola, un’oasi, l’ultima riserva.
Ti potrà pure sembrare strano ma ormai c’è più natura in città che nella campagna.


Sembra l’incipit di uno di quei film terrorizzanti vero?
Uno di quei film adrenalinici dove un microscopico agente patogeno trova la condizione ideale per il suo sviluppo atto ad intaccare la vita come la si conosceva.
Sembra quasi, a pensarci, l’inizio di uno di quei romanzi distopici dove l’umanità, cieca di fronte a se stessa, rischia l’estinzione.

È però, purtroppo, ciò che la mia attività lavorativa mi porta a vedere quotidianamente.
È quello che, mio malgrado, mi trovo a constatare giorno per giorno.

L’artificialità come nuova nicchia con tutte le dinamiche proprie di un ambiente naturale.
Strano? Per niente, dal punto di vista ecologico è assolutamente normale!

È però una realtà alla quale non siamo pronti, non siamo preparati.
Una realtà alla quale, arrogantemente, vogliamo continuare a non credere, assuefatti come siamo da noi stessi e dalle nostre perennemente temporanee e facili “soluzioni”.

Le infezioni trasmesse dalle zanzare, che ne sono tra i maggiori vettori responsabili, comportano un grave onere per la salute pubblica in tutto il mondo e colpiscono, oltre all’uomo, anche il bestiame e la fauna selvatica.

A livello globale, questi agenti patogeni, rappresentano più del 17% di tutte le malattie infettive nell’uomo e causano più di 700.000 decessi ogni anno.

Si avete letto bene.

Settecentomila decessi all’anno sono causate da esserini lunghi appena 4 millimetri circa.
E questo, nel nostro mondo occidentale, non ci spaventa, quasi non ci tocca, o meglio, quelle rare volte in cui riesce a penetrare le coscenze lo fa superficialmente a seguito di emergenze, salvo poi tornare rapidamente all’iniziale tepore della routine.

I fattori ambientali e demografici che influenzano la distribuzione di questi vettori stanno attualmente subendo radicali cambiamenti.

È sotto agli occhi di tutti, anche dei più scettici.

Le emergenti tendenze climatiche, con conseguenti modificazione delle stagioni e degli eventi che risultano essere sempre più estremi ed iperlocalizzati unitamente all’espansione dell’uso del suolo, ad una urbanizzazione a dir poco miope nei confronti di una corretta gestione ambientale e ad una ostinata perseveranza nelle scorrette abitudini abitative – siano esse domestiche o lavorative poco importa – si tradurranno a breve, nei loro evidenti disequilibri, in un notevole peggioramento della qualità della vita.

I paesaggi urbani forniscono condizioni ambientali favorevoli all’insorgenza di diverse malattie infettive trasmesse dalle zanzare

La maggior parte delle infezioni trasmesse da vettori sono, in questi ambiti, il prodotto della distribuzione peridomestica dei focolai di sviluppo e, questa convivenza domiciliare, deriva dagli ambienti generati dalle attività e dalle abitudini umane oltre che dalla innata capacità dei vettori di adattare il loro ciclo di vita ai nuovi habitat così generosamente offerti.

Per farla semplice le malattie trasmesse dai vettori hanno bisogno di tre cose: un ospite, un patogeno ed un vettore.

Come nel triangolo del fuoco: combustibile, comburente e innesco, che sicuramente sarà famigliare a tanti, bisogna lavorare per sottrazione, togliendo infatti uno solo di questi elementi si eliminerà la possibilità della combustione così, nella trasmissione delle malattie, o più propriamente delle arbovirosi, togliendo uno dei tre elementi all’equazione riusciremmo a debellare la problematica.
Diventa quindi, in questo contesto, fondamentale dismettere quella che definisco l’estasi da farmaco, quella tendenza alla delega di un prodotto della risoluzione di un problema, che ha contraddistinto gli ultimi decenni mirando ad una sempre maggiore consapevolezza culturale ed educativa.

È incredibile come in poco più di 100 anni si sia dimenticato di quanto l’ambiente, ed il suo uso, possano influire nella salute pubblica.

40 anni, solo 40 anni di relativa calma e abitudine, ci hanno reso nuovamente, e pericolosamente, permeabili all’enormità di questa tematica.

© Michele Zanconato

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